BITONTO:  L’antica Bitontum, fervente città religioso-culturale, racchiude in sé bellezze inestimabili come la sua Cattedrale romanica con il famoso Portale della scomunica, dove Papa Gregorio IX nel 1227 scomunico’ l’Imperatore  Federico II di Svevia. Lla chiesa Paleocristiana sottostante la cattedrale e la  PrimaGalleria nazionale di Puglia “De Vanna” con opere d’arte di varie epoche (De Nittis, De Mura, Conca, ecc.) e la  Basilica Pontificia dei Santi Medici “Cosma e Damiano” di Bitonto e al notissimo Museo degli ex voto.

I SANTI MEDICI

Tutte e tre le tradizioni fanno riferimento a “fratelli, gemelli e medici.Damiano viene però perlopiù considerato il fratello minore e non gemello”. Questi erano in grado di operare prodigiose “guarigioni” e “miracoli”, e la loro azione era completamente gratuita nei confronti di tutti, da qui l’appellativo “anàrgiri” (dal greco anargyroi = senza denaro). Con questo termine si designavano nella Chiesa greca i santi che, secondo gli scritti agiografici, esercitavano la medicina senza alcuna retribuzione. Grazie a questa fama, i due diventarono tradizionalmente santi protettori dei medici e dei farmacisti.
Pare che i due fossero originari dell’Arabia, appartenenti ad una ricca famiglia. Il padre, Niceforo, si convertì al 
cristianesimo dopo la loro nascita, ma morì durante una persecuzione in Cilicia; la madre, Teodota (o Teodora), da più tempo cristiana, si occupò della loro prima educazione. Dopo aver appreso l’arte medica nella provincia romana di Siria, praticarono la loro professione nella città portuale di Ægea, in Cilicia, sul golfo di Alessandretta (attuale Turchia).

Nota è la loro gratuità nell’operare i loro servizi medici, in applicazione del precetto evangelico: “Gratis accepistis, gratis date” (Mt 10,8). Uno dei loro più celebri miracoli, tramandati dalla tradizione, fu quello di aver sostituito la gamba ulcerata di un loro paziente con quella di un etiope morto di recente.

Secondo la passio, tuttavia, in una sola occasione era stata elargita ai santi una ricompensa, di tre uova nelle mani del fratello minore Damiano, da parte di una contadina, Palladia, un’emorroissa, miracolosamente guarita. Cosma era rimasto tanto deluso e mortificato per quel gesto, da esprimere la volontà che le sue spoglie fossero deposte, dopo la morte, lontane da quelle del fratello.

Durante le persecuzioni dei cristiani promosse da Diocleziano (284 – 305) furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia. Avrebbero quindi subito un feroce martirio, così atroce che su alcuni martirologi è scritto che essi furono martiri cinque volte. I supplizi subiti da Cosma e Damiano differiscono secondo le fonti. Secondo alcune furono dapprima lapidati, ma le pietre rimbalzarono contro i soldati; secondo altre furono crudelmente fustigati, crocefissi e bersagliati dai dardi, ma le lance rimbalzarono senza riuscire a fare loro del male; altre fonti ancora narrano che furono gettati in mare da un alto dirupo con un macigno appeso al collo, ma i legacci si sciolsero e i fratelli riuscirono a salvarsi, e ancora incatenati e messi in una fornace ardente, senza venire bruciati.

Furono quindi decapitati, assieme ai loro fratelli più giovani (o discepoli), Antimo, Leonzio ed Euprepio, nella città di Cirro, nei pressi di Antiochia.

 

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